Liceo Paolo Sarpi

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17A DIAPASON ELETTROMAGNETICO

Acciaio, ottone, ferro

220 x 145; 100

2/4 XX secolo

Un diapason dotato di punta scrivente è montato su un sostegno di ottone fissato ad una tavoletta in legno annerito. Fra i rebbi è posta una elettrocalamita in contatto elettrico con un morsetto posto sulla base dello strumento; l’altro morsetto è in collegamento con una lamina elastica che tocca la parte esterna di uno dei rebbi. Se si alimenta il circuito, l’elettrocalamita attira il diapason che, staccandosi dalla lamina, interrompe il passaggio di corrente, e il rebbo torna nella posizione di riposo chiudendo nuovamente il circuito. La lamina registra così le vibrazioni sul vibrografo 25A. Sul diapason è incisa la nota LA.

25A VIBROGRAFO DI DUHAMEL

Ghisa, metallo, ottone

510 x 280; h. 300

4/4 XIX secolo

L’apparecchio è costituito da un cilindro rotante metallico montato orizzontalmente su un treppiede in ghisa di altezza regolabile; il suo asse è collegato ad un manovella. Accostando al cilindro in rotazione un diapason in vibrazione con punta scrivente, si evidenzia sulla superficie del cilindro, ricoperta con un foglio annerito, una sinusoide che visualizza le oscillazioni dei rebbi.

L’apparato è stato acquistato dal Tecnomasio, Milano nel 1881.

Riferimenti: LPSAS, CCLXXXV, Inventario 1871, n. 478.

26A DIAPASON

Acciaio, legno

290 x 370; h. 420

UT1 – 128 v.s.

4/4 XIX secolo

Questo diapason, unito al successivo, può essere utilizzato con il vibrografo, oppure per eseguire le esperienze sulla composizione delle vibrazioni ortogonali secondo Lissajous. Il diapason vibra alla frequenza di 128 vibrazioni semplici al secondo, corrispondenti alla nota DO1, ed è montato orizzontalmente su un opportuno sostegno a treppiede in legno, in modo da poterne regolarne l’altezza; alle estremità dei rebbi sono applicate la punta scrivente e uno specchietto tondo.

27A DIAPASON

Acciaio, legno

210 x 370; h. 420

UT 2 – 256 v.s.

Tecnomasio – Milano

4/4 XIX secolo

Anche questo diapason è dotato di punta scrivente e di specchietto, ma, rispetto al precedente, ha la caratteristica di poter essere montato anche verticalmente e la sua frequenza di vibrazione è di 254 vibrazioni semplici al secondo, corrispondenti alla nota DO2. Abbinato al precedente, può essere utilizzato per mostrare la composizione di due vibrazioni che avvengono in piani perpendicolari; proiettando un fascio luminoso sullo specchietto di uno dei due diapason, e facendolo riflettere sull'altro diapason, l'immagine che si raccoglie su uno schermo è la composizione delle due vibrazioni ed è una curva particolare che dipende dal rapporto delle frequenze dei diapason; tali curve prendono il nome del loro scopritore Jules Lissajous (1822-1880).

Riferimenti: A.Ganot, Trattato elementare di Fisica e di Meteorologia, 17^ edizione, Milano, F.Pagnoni, p. 166.

28A SPECCHIO ROTANTE

Latta, vetro

125 x 125 x 125

1/4 XX secolo

Specchio cubico montato su un perno da inserire in una macchina in grado di mettere in rotazione lo specchio; grazie a questo strumento è possibile visualizzare, a causaica della persistenza dell’immagine sulla retina, alcuni fenomeni legati alle vibrazioni, in particolare le fiamme manometriche.

Data di acquisto 1914.

Riferimenti: LPS, Inventario 1950, n.157.

29A CAPSULA MANOMETRICA

Ottone, legno

200 x 80; h. 360

3/4 XIX secolo

Su una rozza tavoletta rettangolare in legno è fissata una colonnina che sostiene una capsula, al cui interno si trova una membrana. Nella capsula sono inseriti: un’imboccatura ad imbuto in ottone per raccogliere il suono prodotto da una sorgente; un beccuccio con chiave da collegare al gas mediante un tubo ed un ugello, su cui può essere accesa una fiammella. Completa il dispositivo lo specchio rotante (28/A). Le vibrazioni del suono prodotto nell’imbuto e trasmesse dalla membrana si ripercuotono sulla fiammella, che oscilla rapidamente cambiano di ampiezza. Tali variazioni, troppo rapide per essere seguite dall’occhio, sono rese visibili dallo specchio rotante, per la persistenza dell’immagine sulla retina.

30A CAPSULA MANOMETRICA

Ottone, legno, metallo

300 x 160; h. 210

Tecnomasio

4/4 XIX secolo

Il funzionamento di questo apparato è analogo al precedente. Qui manca il cornetto acustico da collegare, mediante un tubo di gomma, alla capsula.

L’apparato è stato acquistato dal Tecnomasio nel 1883.

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