Vetro con copertura metallica, ottone
d. 165
1/2 XIX secolo
Si tratta di piatti da sovrapporre al piatto inferiore di un elettroscopio condensatore; uno di vetro dorato, uno ottone, entrambi dotati di manico isolante in vetro e uno d’ottone senza manico.
Metallo, vetro, ottone, peltro, rame
d. 270; h. 350; piatti d. 270
1/4 XIX secolo
Serie di due elettrofori costruiti secondo il modello inventato dal fisico italiano Alessandro Volta (1745–1827) nel 1775: un disco in peltro, dotato di manico isolante di vetro verniciato alla ceralacca, appoggia su un largo piatto di resina, avente la superficie levigata. Strofinando il piatto con un pezzo di pelliccia, si ottiene che il piatto si carichi negativamente. Appoggiandovi sopra il disco metallico, per induzione la sua superficie a contatto con il piatto si carica positivamente, l’altra negativamente. Toccando con un dito la superficie superiore del disco e mettendolo così a terra prima di staccarlo dal piatto, si ottiene che il disco resta caricato di segno opposto al piatto. Si ha così una fonte di cariche elettriche che può essere utilizzata per caricare altri corpi.
Data di acquisto 1809 – 1810.
Riferimenti: LPSAS, LXIII 30 marzo 1811.
Zinco, rame, vetro, legno
d. 165
2/4 XIX secolo
I dischi di rame e zinco realizzano una delle esperienze effettuate da Volta per dimostrare l’elettrizzazione dei diversi metalli posti in contatto. Se, impugnandoli mediante il manico isolante, li si pone in contatto e poi li si separa, si constata avvicinandoli separatamente ad un elettroscopio condensatore (come ad esempio l’elettroscopio di Bohnenberger 05/E) che il rame si è elettrizzato negativamente e lo zinco positivamente.
Vetro, peltro, zinco
d. 100
2/4 XIX secolo
Dischi di metalli diversi per realizzare l’esperienza di Volta descritta precedentemente
Vetro, panno, ottone
d. 100; 120; 130
XIX secolo
Serie di dischi di diverso materiale, con manico isolante per realizzare le esperienze di Volta sull’elettrizzazione dei metalli, preludio alla realizzazione della pila.
Legno, vetro, sambuco
varie misure
1/4 XX secolo
Ciascun pendolino è costituito da un sostegno in vetro fissato ad una base in legno che sorregge un sottile filo alla cui estremità è appesa una pallina di sambuco. Sono utilizzati per esperienze di elettrostatica. Negli inventari della scuola si dice che questi quattro pendolini, di cui uno doppio, sono stati donati al Liceo dal prof. Annibale Benetti, docente della scuola dal 1888 al 1923.
Legno, vetro, ottone
Base d. 210; h. 430; l. 1300
XIX secolo
Un lungo cilindro in ottone è collocabile su due sostegni isolanti in vetro verniciato, posti su due piedistalli in legno di noce tornito e lucidato, poggianti su una base circolare in legno con tre piccoli piedi.
Ottone, vetro
d. 60; l. 490
4/4 XIX secolo
Sfere in ottone montate su una manico isolante in vetro; vengono usate per caricare altri conduttori nelle esperienze di elettrostatica.
Vetro, ottone, legno, ebanite
l. 470; l.400
2/4 XIX secolo
Verghe di ebanite e vetro che, strofinate, si elettrizzano. Il cilindro in ottone, che termina ad un’estremità con una palla dello stesso metallo è infisso all’altra estremità su un manico isolante, di vetro verniciato. Un pomolo in legno tornito completa il manico. Serve a dimostrare che non solo gli isolanti, come il vetro e l’ebanite mantengono la carica che è stata loro fornita, ma anche i metalli, purché siano isolati.
Ottone, rame, metallo
d. 200; h. 400
1/4 XX secolo
Gabbie di Faraday di forma cilindrica e di materiale diverso: una è costituita da aste di rame fissate da un lato ad una corona e dall’altro ad un coperchio di rame; alcuni pendolini in sambuco sono fissati alle aste. L’altro è un semplice cilindro di rete metallica a maglie fitte. Ideate dal fisico inglese Michael Faraday (1791-1867), servono a dimostrare che le cariche si distribuiscono sulla superficie esterna dei conduttori.
Data di acquisto 1910
Ottone
d. 110; h. 140
XIX secolo
Questo candeliere inventariato nella sezione di elettrostatica serve per evidenziare come il vento elettrico, prodotto da una punta metallica posta sul conduttore cilindrico della macchina elettrostatica a disco, possa spegnere la fiamma della candela.
Ottone, vetro, legno
l. manico 340; arco 270
1/2 XIX secolo
Lo scaricatore è costituito da due archi snodati in ottone, che terminano con una pallina; gli archi sono sostenuti da due manici isolanti in vetro.
Toccando con ciascuno dei due archi le armature positiva e negativa di un condensatore, questo si scarica istantaneamente.
L’apparecchio è detto anche “eccitatore”: infatti, mentre si avvicina la pallina all’armatura interna, appena prima del contatto, scocca una scintilla.
Ottone, legno
d. 80; h. 90
2/2 XIX secolo
Una base in legno sostiene un piccolo piedistallo, che termina con un perno sul quale sta in equilibrio un mulinello metallico, composto da cinque raggi ricurvi. Mettendo in contatto il mulinello con la macchina elettrostatica, esso si mette a girare vorticosamente, in senso opposto alle punte. Le cariche che si addensano sulle punte sfuggono ionizzando l’aria circostante e, di conseguenza, il mulinello ruota spinto dalla forza repulsiva fra gli ioni e le punte.
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